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Il design italiano di fascia alta se l’è vista brutta
Venerdì, 12 Settembre 2014 19:29

Il design italiano di fascia alta se l’è vista brutta

di Marina Lanfranconi

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 133, il Design Italiano di fascia alta può finalmente tirare un respiro di sollievo: è stata infatti stralciata quella disposizione, che avrebbe recepito la  proposta di legge (AC 2849) a firma Cenni volta a tutelare una miro-lobby di 700 aziende interessate alla riproduzione e che avrebbe permesso la "copia" delle maggiori icone del design. 

Sarebbe stato un paradosso utilizzare il decreto “Sblocca Italia, strumento scelto per favorire il progresso e la competitività del Paese, per negare la protezione alle opere di design di fascia alta, ovvero quelle opera dotate di valore artistico e carattere creativo che non fossero state già registrate come modelli prima del 2001.

Notizia di oggi è che nel pacchetto di norme l’articolo 52 del decreto, poi divenuto art.37 e poi art. 31, che di fatto annullava la protezione ai sensi delle norme sul diritto d’autore delle opere iconiche del design italiano sia stato stralciato dal testo definitivo.

L’eccellenza e la reputazione design italiano che negli ultimi anni è stato costantemente sotto assedio vanta ancora chances di venire protetto e l’Italia di non diventare hub del grave fenomeno della riproduzione che coinvolge un numero sempre crescente di prodotti imitati e copiati anzichè venire utilizzati quali fonti di ispirazione e sviluppo di nuove creatività. L’articolo che parrebbe correttamente essere stato stralciato dallo “Sblocca Italia” recepiva la “proposta di legge (AC 2849) a firma Cenni, che nella relazione introduttiva fa esplicito riferimento alla volontà di tutelare 700 aziende interessate alla riproduzione. Così attorno all’art. 239 del Codice di proprietà industriale si assiste da sempre a tentativi imposti da varie micro-lobby volti a eliminare o restringere la tutela del design tramite il diritto d’autore a tutela di un numero esiguo di soggetti che basano il loro business sulla copia, di ciò che viene creato da altri, anche perché l’ispirazione è lecita anche se l’opera è protetta ai sensi del diritto d’autore mentre la replica non lo è.

L’introduzione del citato articolo, in emendamento all’art. 239 del Codice di Proprietà Industriale,  riproponeva fra l’altro una questione già superata nel 2009 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che aveva chiarito che le vigenti direttive comunitarie prevedono la proteggibilità ai sensi del diritto d'autore di opere mai registrate come disegni e modelli e la possibilità di cumulo di entrambe le tutele, non di subordinare la tutela ai sensi del diritto d’autore ad un regime di registrazione fra l’altro in palese contrasto con le Convenzioni internazionali di cui l’Italia fa parte, nonchè con altre norme comunitarie e costituzionali. Speriamo che con questo tentativo fallito il nostro design possa dormire sonni tranquilli.

marina.lanfranconi@milalegal.com