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Liceità degli E-book creati dalle biblioteche: la Corte di Giustizia si pronuncia, ma non del tutto a favore degli editori
Giovedì, 02 Ottobre 2014 15:32

Liceità degli E-book creati dalle biblioteche: la Corte di Giustizia si pronuncia, ma non del tutto a favore degli editori

di Letizia Nuvoli 

La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata lo scorso 11 settembre 2014, sull’interpretazione della Direttiva 2001/29/CE, in tema di eccezioni e limitazioni al diritto d’autore (già attuata in Italia con Decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 68) ed ha sancito che gli Stati membri possono concedere alle biblioteche il diritto di procedere alla digitalizzazione delle opere in formato cartaceo presenti nella loro collezione, per poi proporle ai propri utenti su postazioni di lettura elettronica.

La domanda di pronuncia pregiudiziale é stata presentata dalla Corte Federale di Giustizia tedesca nell’ambito di una controversia tra un editore e un’università tedesca che, rifiutata la proposta di acquistare un’opera edita dallo stesso in formato e-books per la biblioteca dell’istituto, aveva proceduto a digitalizzare l’esemplare cartaceo di tale opera ed a metterlo a disposizione degli utenti nelle postazioni di lettura elettronica installate nella biblioteca.

La Corte ha stabilito in primo luogo che il diritto di comunicazione di opere riconosciuto alle biblioteche dalla Direttiva 2001/29/CE rischierebbe di essere svuotato di gran parte del suo contenuto, ossia del suo effetto utile, qualora alle biblioteche non venisse riconosciuto il diritto accessorio di digitalizzazione delle opere contenute nella collezione delle stesse (e solo per in un numero corrispondente alle copie cartacee possedute), a condizione che tale  digitalizzazione sia necessaria per la comunicazione o la messa a disposizione a singoli individui, a scopi di ricerca o di attività di studio privata su terminali dedicati (e quindi per “atti di riproduzione specifici”) in conformità a quanto previsto all’art. 5, para 3, lett. n) della Direttiva 2001/29/CE.

Per contro la Corte ha ritenuto che atti quali la stampa di un’opera su carta o di memorizzazione su una chiave USB dai terminali dedicati, non costituiscano atti semplice di comunicazione delle opere, bensì atti di vera e propria riproduzione, in quanto consentono agli utenti di creare una nuova copia della copia digitale messa a disposizione da parte della biblioteca, riproduzione che deve essere autorizzata dai titolari dei diritti.

Questa circostanza non esclude comunque che ciascuno Stato membro possa prevedere un’eccezione o una limitazione al diritto esclusivo di riproduzione facente capo ai titolari dei diritti sulle opere dell’ingegno, permettere così agli utenti di una biblioteca di stampare le opere su carta o di memorizzarle su una chiave USB, a fronte del pagamento di un equo compenso.

In mancanza in Italia di una tale eccezione, i diritti rimangono pertanto suddivisi – equamente?  - tra biblioteche ed editori.