Se c'é un modo di fare meglio, trovalo.

(Thomas Edison)

Le opere orfane in Europa: al via l’utilizzo in UK e in Italia.
Giovedì, 06 Novembre 2014 16:09

Le opere orfane in Europa: al via l’utilizzo in UK e in Italia.

di Elisabetta Mina

Lo scorso 29 ottobre, l’Intellectual Property Office (IPO) del Regno Unito ha istituito un registro per le c.d. “opere orfane” e contestualmente pubblicato uno schema di licenza usufruibile da parte di chiunque sia interessato a utilizzare in UK, anche a fini commerciali, le opere inserite in tale registro.

Quello delle opere orfane, vale a dire quelle opere di cui non sono reperibili i titolari dei diritti, è un fenomeno diffuso e sentito in tutto il mondo - secondo una stima dei produttori cinematografici, solo negli archivi europei sarebbero custodite (e inutilizzate) almeno 50.000 opere cinematografiche anonime tutte girate tra il secondo dopoguerra e il 1950. Anche alcuni capolavori del cinema italiano (comprese opere di Bertolucci e Taviani) sono rimaste orfane di tutti o di alcuni titolari dei diritti, complici la mortalità altissima delle case di produzione, la dispersione dei diritti a seguito di fallimento, il passaggio di società in società, o ad eredi che spesso non sanno di esserne diventati titolari.

Di opere orfane si è occupata nel 2012 la Direttiva 2012/28/UE (“su taluni utilizzi di opere orfane”) che ha previsto la facoltà di digitalizzazione e messa a disposizione del pubblico di opere orfane da parte di enti che non abbiano scopo di lucro (quali biblioteche, istituti di istruzione, archivi e musei accessibili al pubblico), anche in assenza del consenso dell’autore, se lo stesso non è stato individuato o rintracciato a seguito di una c.d. “ricerca diligente” dei titolari dei diritti (come definita nella Direttiva medesima). Come previsto dalla Direttiva, è stata creata un’unica banca dati online (l’Orphan Works Database), accessibile al pubblico attraverso il sito dell’OAMI (oami.europa.eu).

Attraverso l’iniziativa dell’IPO sarà possibile per chi sia interessato ad utilizzare un’opera ancora protetta dal diritto d’autore e non riesca a reperirne i titolari dei diritti, non solo verificare se tali opere siano state iscritte come orfane nel registro IPO, ma anche richiederne l’iscrizione, dimostrando di aver svolto la relativa “ricerca diligente”, secondo quanto previsto dalle linee guida dell’ufficio. A fronte della licenza concessa, gli utilizzatori dovranno pagare un compenso conservato dall’IPO e versato ai titolari dei diritti, qualora venissero successivamente reperiti.

Quanto all’Italia, lo scorso 8 agosto 2014, è stato approvato lo schema di decreto legislativo per l’attuazione della Direttiva Europea 2012/28/UE “su taluni utilizzi di opere orfane”, esaminato il 30 ottobre 2014 in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva e non ancora pubblicato. Tale schema si limita a recepire la Direttiva, consentendo di riprodurre l’opera orfana e di metterla a disposizione del pubblico unicamente per scopi connessi all’interesse pubblico esclusivamente da parte di biblioteche, istituti di istruzione e musei accessibili al pubblico, nonché di archivi, istituti per il patrimonio cinematografico o sonoro e emittenti di servizio pubblico.  

Tuttavia, per rimettere in circolazione film di grande valore culturale, anche in Italia si discute di andare oltre la Direttiva, creando un vero e proprio catalogo europeo dei film orfani, ovvero un catalogo italiano di tali film, affidando al MIBACT o alla Siae la determinazione dell’entità del compenso, come per il Regno Unito, a disposizione degli eventuali aventi diritto che ne facessero successivamente richiesta.

elisabetta.mina@milalegal.com