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(Thomas Edison)

Stampanti 3D: “Se non puoi batterli unisciti a loro”
Mercoledì, 19 Novembre 2014 08:33

Stampanti 3D: “Se non puoi batterli unisciti a loro”

di Caterina Paschi

Va in questa direzione l’iniziativa di Hasbro, nota società statunitense produttrice di giocattoli, che dallo scorso luglio in collaborazione con Shapeways, società di servizi di stampa 3D on line e marketplace, offre al pubblico la possibilità di acquistare una stampa tridimensionale dei personaggi della collezione “My little pony” così come reinterpretati da sei designers indipendenti, con l’annunciato proposito di arrivare un giorno ad offrire ai piccoli fans dei cavallini alati e non la possibilità di crearsi da soli e far stampare in 3D la propria personale interpretazione del pony del cuore. Nell’ambito di tale iniziativa, che ha portato alla realizzazione della pagina superfanart sul sito di Shapeways, in già due diverse occasioni le menzionate società hanno offerto a chiunque lo desiderasse – per un periodo limitato di tempo – la possibilità di realizzare il disegno, stampare e vendere le proprie creazioni ispirate a noti marchi Hasbro quali Transformers, Dungens and Dragons ed altri ancora, regolamentando con apposita licenza i rapporti tra l’aspirante artista e la titolare dei diritti.

Con un atteggiamento del tutto opposto a quello tenuto dalle società dell’industria musicale all’avvento della digitalizzazione dei files musicali, il colosso dei giocattoli ha dunque compreso quella che potrebbe essere la chiave di volta perché i titolari di diritti di proprietà intellettuale rendano questa nuova tecnologia un potenziale alleato piuttosto che un nemico da combattere. Del resto i vantaggi derivanti dalla diffusione sul mercato della tecnologia di stampa tridimensionale non sembrano essere pochi, a partire da quelli ambientali come la diminuzione della produzione di residui di lavorazione e dunque di rifiuti, come il riutilizzo diretto dei rifiuti come materia prima, come l’impatto ridotto derivante da un’innovazione produttiva in grado di realizzare prodotti finiti senza necessità di appoggiarsi a grandi impianti industriali.   

Come conciliare dunque diritti esclusivi e interesse collettivo al progresso? Con la creazione di nuovi modelli di business e nuovi strumenti giuridici con cui regolamentarli, come sembra indicare in maniera del tutto condivisibile anche quanto emerso in un interessante convegno sul tema stampanti 3D tenutosi il 17 novembre a Milano e organizzato dal Centro Studi Anticontraffazione, Centro Studi Grande Milano e Filodiritto, magari iniziando proprio con l’individuare e il definire i confini tra il concetto di “riproduzione” insito nell’operato della stampa tridimensionale e quello di “contraffazione”.