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Il marchio  “MONACO” richiesto dal Principato di Monaco è privo di carattere distintivo per determinati prodotti e servizi nell’Unione
Martedì, 20 Gennaio 2015 15:42

Il marchio “MONACO” richiesto dal Principato di Monaco è privo di carattere distintivo per determinati prodotti e servizi nell’Unione

di Marina Lanfranconi 

La controversia sorta 5 anni fa tra la società monegasca Marques de l’Etat de Monaco (la “Mem”) e l’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (UAMI) si è conclusa con la decisione del Tribunale UE del 15 gennaio scorso che conferma che il marchio “MONACO” designa l’origine o la destinazione geografica dei prodotti ritenersi descrittivo della provenienza geografica dei prodotti e servizi interessati rivendicati e perciò risulta provo di carattere distintivo. 

All’origine di tale controversia la registrazione internazionale relativa al territorio UE, ottenuta dal Principato di Monaco nel 2010, riguardante il marchio denominativo “MONACO”, respinta dall’UAMI in quanto, a parere dell’esaminatore, il termine “Monaco” sarebbe associato immediatamente ad un’espressione puramente informativa dell’origine o della destinazione geografica dei prodotti da pubblico di riferimento – vale a dire i cittadini dell’Unione – anche se con un livello di attenzione medio/elevato. Pensando anche solo alla notorietà della famiglia reale, del premio automobilistico di Formula 1 e del festival del circo, è evidente quanto noto sia il Principato a livello mondiale e il Tribunale ha confermato che il termine “Monaco” evocherà sempre in primis il territorio geografico avente lo stesso nome.

A nulla è quindi valso il ricorso della Mem che si è vista respingere tutte le cinque contestazioni sollevate contro la decisione dell’UAMI. In particolare, la società monegasca aveva eccepito il difetto nell’applicazione del diritto dell’Unione al il Principato che non ne fa parte ma il Tribunale, ricordando che una registrazione internazionale che designa la Comunità europea ha la stessa efficacia di una domanda di marchio comunitario, ha evidenziato come il Principato, richiedendo tale registrazione, si fosse volontariamente sottoposto all’applicazione del diritto comunitario.

La scelta di un marchio “geografico” comporta sempre dei rischi e richiede attenta valutazione, in primis per la difficoltà per il titolare di arginare l’aderenza concettuale tra il marchio e i prodotti e servizi contraddistinti e quindi per la difficoltà di evitare che il segno sia meramente descrittivo della provenienza geografica. Il legislatore comunitario – così come quello italiano – è intervenuto in tale ambito al fine di evitare che un singolo imprenditore possa monopolizzare, tramite la registrazione di un marchio che non presenti ulteriori elementi distintivi.  Gli interessi economici in gioco sono molti ed è molto probabile un appello da parte di Mem che dovrà essere presentato entro due mesi dalla data della decisione.

marina.lanfranconi@milalegal.com