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Il Tribunale di Milano sui criteri per la liquidazione del danno (e per la determinazione del plagio musicale)
Lunedì, 04 Maggio 2015 09:59

Il Tribunale di Milano sui criteri per la liquidazione del danno (e per la determinazione del plagio musicale)

di Letizia Nuvoli 

Con sentenza definitiva n. 4897 del 17 aprile 2015 il Tribunale di Milano ha condannato Abramo Allione Edizioni Musicali S.r.l., Universal Music Italia S.r.l., Gilbert Montagné, Didier Barbelivien al pagamento in favore di Première Music S.a.r.l., di Michel Cywie e di Jean Max Rivière, della somma di Euro 1.949.908,12, a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali per l’avvenuto plagio del brano “Une fille de France”.

La pronuncia fa seguito alla precedente sentenza parziale del Tribunale di Milano n. 10096 del 6 agosto 2008 passata al vaglio positivo della Corte d’Appello di Milano[1] prima e della Corte di Cassazione[2] poi.

Il giudizio era stato originariamente introdotto dall’editore del brano “On va s’aimer”, Abramo Allione, per vedere accertato che lo stesso costituiva opera originale e non era il plagio del brano “Une fille de France" e si era concluso con la condanna per plagio nei confronti della stessa parte attrice, nonostante il parere contrario espresso dal consulente tecnico d'ufficio.

Nel corso del giudizio di primo grado erano infatti state espletate due consulenze tecniche d’ufficio - il Tribunale aveva ordinato la rinnovazione delle operazioni peritali ritenendo che la prima consulenza depositata fosse inidonea allo scopo, in quanto fondata essenzialmente su valutazioni soggettive del perito, prive di indicazioni - sotto il profilo della tecnica musicale - in grado di consentire la comparazione tra i brani oggetto di causa.

La seconda consulenza tecnica basava invece le proprie argomentazioni su un'impostazione matematica di natura analitica che, muovendo dall'esame comparativo e particolareggiato dei profili melodico, armonico e ritmico di entrambi i brani (ed in particolare del loro ritornello) concludeva riconoscendo l’originalità di ciascuna canzone.

Il perito affermava infatti che benché entrambe le canzoni presentassero nel ritornello una successione di note che sarebbe sembrata a prima vista del tutto somigliante, ciò non inficiava l'originalità di entrambe le composizioni, perché la melodia veniva trattata ritmicamente in maniera del tutto diversa in entrambi i ritornelli esaminati.

Il Giudice tuttavia, ascoltati i brani, disattendeva la consulenza tecnica d’ufficio, riconoscendo la natura contraffattoria del ritornello di "On va s'aimer" e fondando la propria decisione sul fatto che:

(i) i due ritornelli presentavano una successione di note del tutto somigliante (con conseguente netta equivalenza di larga parte della struttura melodica);

(ii) la ripresa della successione di note dal ritornello di "Une fille de France" caratterizzava proprio il ritornello di "On va s'aimier" e riguardava quindi il nucleo centrale di entrambe le canzoni cioè quello maggiormente idoneo, nel settore della musica leggera, a contraddistinguere il brano e ad imprimersi nella memoria degli ascoltatori;

(iii) la diversità prevalentemente ritmica dei due ritornelli, analiticamente evidenziata nella consulenza tecnica, non era di per sé sufficiente a conferire al ritornello di “On va s’aimer” il carattere della creatività.

La recente sentenza definitiva del Tribunale di Milano si è pronunciata sulla liquidazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali, ai sensi dell’art. 158 della Legge sul Diritto d’Autore, in favore degli originari convenuti, fornendo delle utili linee guida per la quantificazione degli stessi.

Il danno patrimoniale è stato liquidato attraverso l’esperimento di consulenza tecnica d’ufficio che ha tenuto conto degli utili realizzati dai contraffattori e quindi di tutti i diritti di riproduzione fonomeccanica e di pubblica esecuzione percepiti da autori, editori e suoi eventuali sub-editori o licenziatari nonché le somme percepite per sincronizzazioni e licenze.

Il Tribunale ha ritenuto anche astrattamente condivisibili le argomentazioni dei contraffattori i quali richiedevano che dagli utili da loro percepiti dovessero essere detratti i costi da loro sostenuti. Tali costi non sono però stati sottratti in quanto il Tribunale ha ritenuto che non ne fosse stata fornita adeguata prova.

Il danno non patrimoniale è stato invece riconosciuto a favore dei soli autori del brano “Une fille de France”, in quanto l’editore dello stesso non vede leso alcun diritto di paternità sull’opera che è stata contraffatta, ed è stato calcolato equitativamente sulla base del lungo periodo di tempo (decenni) durante il quale il plagio si è perpetrato, così elevato da aver ingenerato nel pubblico la convinzione di appartenere a coloro che invece ne avevano violato il diritto d’autore, e della notevole estensione territoriale di detto sfruttamento.



[1] Sentenza n. 2429 del 30 agosto 2010

[2] Sentenza n. 9854 del 15 giugno 2012