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Ulteriori sviluppi della vicenda Uber: invito dell’Antitrust al Parlamento per la creazione di un “terzo genere” di autisti
Giovedì, 05 Novembre 2015 16:58

Ulteriori sviluppi della vicenda Uber: invito dell’Antitrust al Parlamento per la creazione di un “terzo genere” di autisti

di Giulia Sala

In merito alla vicenda Uber secondo l’Antitrust non è più sufficiente un’interpretazione delle norme costituzionalmente orientata, ma è necessario un intervento legislativo mirato: questo è quanto emerge dal parere dell’Autorità divulgato lo scorso 2 novembre.

L’Antitrust ha risposto a un quesito posto dal Ministero dell’Interno - su richiesta del Consiglio di Stato – in merito all’applicazione degli articoli 3 e 11 della legge 21/92 (“Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea”) ai servizi d’intermediazione UberBlack e UberVan e al servizio UberPop.

Preliminarmente, è stata rilevata la progressiva affermazione delle piattaforme digitali su tutti i mercati, e come, a seguito dell’ingresso dei servizi Uber in Italia, anche i tradizionali servizi radio-taxi si siano evoluti in tal senso, adottando strumenti tecnologici simili.

L’interferenza tra i servizi Uber e i servizi tradizionali ha creato non pochi attriti sia nel nostro paese che in altri paesi europei, con un diffuso intervento dei tribunali (vedi nostro precedente articolo), tra cui il Giudice Mercantile di Barcellona che, in data 16 luglio 2015, ha emesso un’ordinanza di rinvio pregiudiziale di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Le questioni al centro del rinvio sono le medesime su cui si è interrogata l’Autorità – e per questo espressamente richiamate nel parere: la natura dell’attività svolta da questa tipologia di piattaforme, e in particolare se detta attività debba essere considerata una mera attività di trasporto, un servizio elettronico di informazione o un servizio della società dell’informazione (ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 98/34/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998).

Alla luce del principio di libera iniziativa economica privata (art. 41 della Costituzione), l’Antitrust ha ritenuto che “una piattaforma digitale che mette in collegamento tramite smartphone la domanda e l’offerta di servizi prestati da operatori NCC non può infatti per definizione rispettare una norma che impone agli autisti l’acquisizione del servizio dalla rimessa e il ritorno in rimessa a fine viaggio.” Gli artt. 3 e 11 della l. 21/92 non vanno quindi applicati ai servizi UberBlack e UberVan, “in un’ottica di giusto bilanciamento tra i vantaggi concorrenziali derivanti dallo sviluppo di questo tipo di piattaforme digitali (e di tutela degli interessi pubblici ad esse connessi) e la tutela di singole categorie di operatori”.

Anche in riferimento al servizio UberPop (autisti non professionisti), l’Autorità ha rilevato l’inapplicabilità degli artt. 3 e 11, richiamando però la necessità di esaminare gli aspetti di pubblica sicurezza, invitando pertanto il legislatore ad adottare una regolamentazione minima di questo tipo di servizi, “alla luce dell’esigenza di contemperare interessi meritevoli di tutela: concorrenza, sicurezza stradale e incolumità dei passeggeri, anche definendo un “terzo genere” di fornitori di servizi di mobilità non di linea (…), ovvero piattaforme on line che connettono i passeggeri con autisti non professionisti.

Non resta ora che aspettare e vedere se, questo accorato invito partito dall’Antitrust ma da tempo condiviso dal mercato e dai consumatori, verrà accolto dal legislatore o se si rimarrà in una situazione di limbo, sfavorevole per tutte le parti coinvolte.