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Plagio di opere d’arte: la Cassazione fa il punto (grazie a Emilio Vedova)
Venerdì, 09 Febbraio 2018 09:11

Plagio di opere d’arte: la Cassazione fa il punto (grazie a Emilio Vedova)

di Gilberto Cavagna

La recente pronuncia emessa dalla Corte di Cassazione (sez. I civ, sentenza n. 2039 del 26 gennaio 2018), al termine della causa promossa dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova contro un pittore che aveva riprodotto i quadri del noto artista veneziano e la galleria che li promuoveva, è stata l’occasione di puntualizzare i principi, ormai consolidati, che devono guidare il giudizio di fatto di comparazione tra le opere in caso di plagio, previsto dall’art. 171 della legge 22 aprile 1941 n. 633 (“Legge autore”).

Innanzitutto, trattandosi di porre a raffronto due opere, la Suprema Corte ha evidenziato la necessità che nell’opera plagiata sia riscontrabile un atto creativo, seppur minimo (Cass. 28 novembre 2011, n. 25173; 12 marzo 2004, n. 5089), requisito imprescindibile per l’applicazione della tutela prevista dalla Legge Autore, tenendo ben presente che la tutela non si estende all’idea in sé, ma solo alla forma della sua espressione; “Non si parla, dunque, di plagio con riguardo all’idea su cui l’opera si fonda, non proteggendo la disciplina sul diritto d'autore l’idea in sé (ottenibile anche fortuitamente, come autonomo risultato dell’attività intellettuale di soggetti diversi e indipendenti), trovando invece esso il presupposto nell’identità di "espressione", intesa come forma attraverso la quale si estrinseca il contenuto del prodotto intellettuale, meritevole di tutela allorché rivesta il carattere dell’originalità e della personalità: le idee per se stesse non ricevono protezione nel nostro ordinamento, ma è necessario che sia identico il modo in cui sono realizzate e cioè la forma esterna di rappresentazione” (cfr. sentenza, par. 3.2).

Quanto all’opera plagiaria, la Corte ha ricordato che perché essa sia tale deve essere priva di un cd. scarto semantico, idoneo a conferirle rispetto all’altra un proprio e diverso significato artistico, in quanto abbia dall’opera plagiata mutuato il cd. nucleo individualizzante o creativo (cfr. Cass. 19 febbraio 2015, n. 3340); “in sostanza, è necessario che l’autore del plagio si sia appropriato degli elementi creativi dell’opera altrui, ricalcando in modo pedissequo quanto da altri ideato ed espresso in forma determinata e identificabile” (cfr. sentenza, par. 3.2). E’ infatti esclusa la sussistenza del plagio quando la nuova opera si fondi sì sulla stessa idea ispiratrice, ma si differenzi negli elementi essenziali che ne caratterizzano la forma espressiva.

La comparazione tra le due opere va operata poi sulla base del riscontro delle difformità dalle caratteristiche essenziali, mentre non sono sufficienti originalità di mero dettaglio dell’opera plagiaria (Cass. 15 giugno 2012, n. 9854; 28 novembre 2011, n. 25173; 27 ottobre 2005, n. 20925; 10 marzo 1994, n. 2345; 10 maggio 1993, n. 5346). Non rileva in sé la confondibilità tra due opere, alla stregua del giudizio d’impressione utilizzato in tema di segni distintivi dell’impresa (Cass. 15 giugno 2012, n. 9854; 27 ottobre 2005, n. 20925) e il giudizio deve seguire una valutazione complessiva e sintetica, non analitica, incentrata sull'esame comparativo degli elementi essenziali delle opere da confrontare, dovendosi cioè valutare il risultato globale o l’effetto unitario.

La valutazione del plagio, spesso svolto mediante l’espletamento di una consulenza tecnica fatta propria dal giudice, è in ogni caso un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità (Cass. 27 ottobre 2005, n. 20925).

La Corte di Cassazione ha inoltre evidenziato come, in caso di fondazioni artistiche, qualora il compito istituzionale preveda la tutela dell’opera dell’artista, “ciò non può non estendersi all'azione giudiziale a salvaguardia di essa” (cfr. sentenza, par. 2.2), ed ha ribadito che, in ipotesi di violazione dei diritti morali e patrimoniali d’autore, sono solidalmente responsabili tra loro tutti i soggetti che hanno dato un contributo rilevante all’illecito, ivi compreso il soggetto che abbia commercializzato le opere nell’ambito della propria attività imprenditoriale (così il gallerista, quanto meno a titolo di colpa, dovendo egli rispondere in solido con l’autore del plagio per la violazione del dovere fondamentale di diligenza qualificata ex art. 1176 c.c.).

Nel caso in esame la Corte ha ritenuto che i giudici d’appello avessero correttamente applicato tali principi e correttamente ritenuto sussistente il plagio delle opere di Emilio Vedova, rigettando il ricorso e condannando la ricorrente alla refusione delle spese di causa.

gilberto.cavagna@milalegal.com