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iTunes non è responsabile per le App illecite su App  Store
Martedì, 27 Marzo 2018 09:33

iTunes non è responsabile per le App illecite su App Store

di Giacomo Lusardi

Secondo il Tribunale di Firenze iTunes è esente da responsabilità rispetto all’eventuale illiceità dei contenuti ospitati, in quanto hosting provider che svolge funzioni meramente tecniche e passive e quindi un’attività “neutra”.

Il caso riguarda un ex campione olimpico di tiro al piattello che ha agito in giudizio per la riproduzione non autorizzata della sua immagine in un gioco disponibile sull’App Store, sia nei confronti della softwarehouse sviluppatrice del gioco, che nei confronti di iTunes, piattaforma sulla quale il gioco era reso disponibile agli utenti. Con sentenza del 26 febbraio 2018, il tribunale fiorentino ha accolto le domande dello sportivo nei confronti della softwarehouse, condannandola al risarcimento del danno, ma ha respinto quella nei confronti di iTunes, ritenendo tale piattaforma, appunto, hosting provider passivo esente quindi da responsabilità.

Vale la pena ricordare che per legge hosting provider è la persona fisica o giuridica che offre al pubblico un servizio di memorizzazione dei dati forniti da chi richiede il servizio (artt. 2 e 16 D. Lgs. 70/2003). L’hosting provider è esente da responsabilità rispetto alle informazioni memorizzate qualora non sia a conoscenza dell’illiceità dell’attività svolta o dell’illiceità di tali informazioni e qualora agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o disabilitarne l’accesso nel caso in cui le autorità competenti dovessero dare comunicazione dell’illiceità (art. 16 D. Lgs. 70/2003). Inoltre, l’hosting provider non è soggetto a un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni trasmesse e memorizzate, né a un obbligo di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecita (art. 17 D. Lgs. 70/2003).

La decisione del Tribunale di Firenze non espone in maniera articolata i motivi per i quali iTunes sarebbe un hosting provider passivo, limitandosi a richiamare genericamente i termini di utilizzo del servizio iTunes AppStore e a citare parte della recente giurisprudenza di merito nazionale che ha affrontato il tema della responsabilità degli Internet Service Provider.

Tuttavia non tutte le pronunce citate sono di conforto alla decisione di Firenze o sono comunque state oggetto di un acceso dibattito. Tra le altre, Tribunale di Roma 15 luglio 2016 ha stabilito alcuni requisiti in presenza dei quali vanno escluse la natura di hosting provider passivo di una piattaforma e la correlata esenzione di responsabilità. In particolare, elementi come la classificazione dei contenuti del portale in speciali categorie, il fatto che i contenuti non siano casualmente immessi dagli utenti ma invece ordinati e catalogati dal provider e l’inserimento di pubblicità ricondurrebbero a parere del tribunale un soggetto alla diversa figura del content provider, inteso come fornitore di contenuti in rete, a cui si applica la piena responsabilità civile.

Del resto alcuni anni prima anche il Tribunale di Milano (sent. 19 maggio 2011) individuava alcuni indicatori che escluderebbero il carattere meramente passivo di un fornitore di servizi di hosting, imprimendogli un ruolo attivo: possibilità di ricerca dei file caricati attraverso un motore di ricerca, proposta di contenuti correlati a quelli prescelti dall’utente, organizzazione e selezione del materiale caricato dall’utente.

Se pensiamo ad iTunes AppStore, in cui le applicazioni sono organizzate in numerose categorie, ripartite in classifiche organizzate secondo vari criteri (ad esempio le “top app a pagamento” e le “top app gratuite”) e pubblicizzate nella home page dello store secondo una logica definita, sorgono quindi alcune perplessità sulla qualificazione di hosting provider passivo meramente tecnico che svolge attività neutra, operata dal Tribunale di Firenze.

Ciò che è indubbio è che la linea di confine tra hosting provider passivo, attivo e content provider sia oggi piuttosto sfumata in virtù della continua evoluzione tecnologica che spesso si rivela incompatibile con il dogmatismo delle categorie giuridiche, costringendo gli operatori del diritto a un complesso lavoro di interpretazione.

giacomo.lusardi@milalegal.com