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The Shape of Water: un caso di plagio?
Martedì, 17 Aprile 2018 12:09

The Shape of Water: un caso di plagio?

di Elena Dazio

Vincitrice di 4 premi Oscar per miglior film, miglior regista, migliore colonna sonora e miglior sceneggiatura, l’opera scritta e diretta dal regista messicano Guillermo del Toro “The shape of water” ha ricevuto fin dalla sua prima uscita un’accoglienza molta generosa sia dal pubblico che dalla critica di settore, pur a fronte delle svariate contestazioni mosse da più artisti per presunte indebite somiglianze dell’opera dell’acclamato regista con svariate opere del passato. 

Come riportato da “The IPKat” nel loro recente articolo “Del Toro and The Shape of a Lawsuit”,è David Zindel, figlio del premio Pulizer Paul Zindel, ad adire la Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti del Distretto Centrale della California (caso no. 2:18-CV-01435) contro il regista e scrittore Guillermo del Toro, il produttore associato Daniel Kraus, la società di produzione e distribuzione dell’opera Fox Searchlight Picture Inc., nonché altri soggetti coinvolti nella realizzazione del film, chiedendo che venga accertato come il suddetto film sia, in palese violazione del diritto d’autore, un’ “opera derivata non autorizzata” dell’opera paterna “Let Me Hear You Whisper” (scritta nel 1969 con due successivi adattamenti TV nel 1969 e nel 1990) e che l’opera di del Toro, sebbene presentata al pubblico come altamente originale, altro non sia che “una sfacciata copia” della storia, degli elementi, dei personaggi e dei temi di “Let Me Hear You Whisper”, richiedendo pertanto, a fronte delle gravi lesioni e dei danni subiti dall’autore dell’opera, tutela inibitoria, nonché il risarcimento del danno subito.

A sostegno della propria domanda Zindel allega più di 60 presunte somiglianze fra “Let Me Hear You Whisper,” e “The Shape of Water”, dettagliando tutti gli elementi che sarebbero stati illecitamente ripresi nella recente opera e dando prova di come siano entrambe storie di donne umili e sole legate da un rapporto profondo con una creatura marina ingiustamente rinchiusa nel laboratorio militare dove lavorano ed il cui unico scopo diventa, nel corso della trama, quello di salvare tale creatura da una tragica morte.

Le somiglianze fra le due opere sono senz’altro evidenti ed innegabili, considerando anche il fatto che, come ben sottolineato dalla parte attrice, il direttore artistico Daniel Kraus “ha avuto l'idea per il film lo stesso anno in cui l’adattamento televisivo dell’opera di Zindel da parte della A&E TV andava in onda" e che aveva già senz’altro famigliarizzato con il lavoro di Zindel recensendo positivamente il suo libro "The Pigman" in un suo articolo.

Se il caso fosse stato sottoposto alle corti italiane, la questione verterebbe sulla portata della definizione di opera derivata come “elaborazione di carattere creativo” dell’opera originaria contenuta nella Legge sul diritto d’autore all’art. 4, ed in particolare sull’esemplificazione in esso contenuta in base alla quale vengono considerate elaborazioni creative anche “le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria”. Sul punto una recente pronuncia del Tribunale di Milano precisa come l’esame sulla natura derivata di un’opera deve essere condotto non tanto evidenziando le identità e le somiglianze con l’opera originale bensì considerando se l’opera derivata se ne discosti per trasmettere un messaggio artistico diverso (Trib. Milano - 13/07/2011), che sia il portato esclusivo del genio creativo del suo autore, non rilevando in alcun modo la mera ispirazione ad un’opera precedente (comunque negata dal regista messicano, il quale ha sostenuto l’opera da cui ha tratto ispirazione fu “The Creature from the Black Lagoon” non essendo, a suo dire, mai venuto a contatto con l’opera di Zindel). 

Si può inoltre rilevare che molti degli elementi rivendicati come “sfacciatamente copiati” da parte di Zindel si possono ritrovare in svariate opere del passato, quali l’idea di un animale che deve essere salvato, piuttosto che le ambientazioni in laboratori scientifici che, a scopo militare, svolgono esperimenti su creature viventi, così come la presenza di spie, scienziati e supervisori, tanto che si potrebbe quasi affermare che almeno alcuni degli elementi centrali del film di del Toro potrebbero rientrare nella dottrina scénes à faire, divenendo elementi imprescindibili per la realizzazione di un’opera del genere “fantasy/science fiction”.      

È lo stesso del Toro, infatti, a riconoscere come la storia da lui narrata certamente potrebbe sembrar riprendere tali elementi, ma riconoscendo anche che nella sua opera sono presenti notevoli elementi di differenziazione rispetto all’opera di Zindel così come differente è lo sviluppo della trama, frutto di un’elaborazione e composizione complessa ed originale di tutti gli elementi nel loro insieme.

Si dovrà quindi precisare quali siano gli elementi essenziali che caratterizzano le due opere poste a confronto, al fine di verificarne la loro originalità.  

Sarà di notevole interesse vedere come la Corte californiana affronterà la questione ad essa sottoposta.

elena.dazio@milalegal.com