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A, B, C… HP! I marchi europei della Hewlett Packard sono validi
Giovedì, 10 Maggio 2018 15:26

A, B, C… HP! I marchi europei della Hewlett Packard sono validi

di Simona Franco

Con le sentenze T-207/17 e T-208/17 il Tribunale dell’Unione Europea ha respinto il ricorso proposto dalla società polacca Senetic che nel 2015 aveva chiesto che venisse dichiarata la nullità del marchio europeo denominativo HP e di quello figurativo (qui di seguito rappresentato), entrambi depositati, e poi validamente registrati, dalla Hewlett Packard per contraddistinguere diversi tipi di prodotti e servizi (tra cui in particolare toner, stampanti e servizi connessi all’informatica).

Con riferimento al primo argomento addotto da Senetic, secondo cui i marchi HP sarebbero meramente descrittivi, in quanto nei settori dell’informatica e della tecnologia è comune utilizzare segni composti da due lettere per contraddistinguere prodotti e servizi, il Tribunale dell’UE ha ritenuto che un marchio non possa essere considerato descrittivo per il solo fatto di essere composto da uno o più lettere, senza prima avere esaminato la relazione il segno asseritamente descrittivo e i prodotti e i servizi per i quali esso è stato registrato. Secondo il Tribunale, infatti, i documenti forniti dalla Senetic non dimostrano che il segno costituito dalle lettere HP è descrittivo dei prodotti e dei servizi per i quali il marchio è registrato. 

Passando poi ad esaminare la seconda argomentazione di Senetic, secondo cui i marchi HP sarebbero composti da elementi privi di capacità distintiva, il Tribunale ha dichiarato che, con riferimento a prodotti e servizi appartenenti al campo della tecnologia e dell’informatica, la combinazione delle lettere H e P non è comunemente utilizzata. Non sussiste neppure il rischio che essa sia percepita dal consumatore come un segno privo di carattere distintivo, tanto più se si pensa che il pubblico potrebbe percepire il marchio HP come un riferimento ai cognomi dei fondatori della società (Hewlett e Packard).

Quanto all’Italia, la giurisprudenza nazionale più risalente si limitava a valutare i marchi “alfabetici” sulla base del loro mero significato letterale, arrivando alla conclusione che si trattasse di marchi deboli, proteggibili quindi soltanto rispetto a segni identici. La decisione comunitaria in commento è invece in linea con le decisioni più recenti dei tribunali italiani, che si sono dimostrati favorevoli a riconoscere la validità dei marchi “alfabetici”, purché venga dimostrato che gli stessi sono dotati di capacità distintiva. Si pensi, per esempio, al noto caso della lettera Ω di Ferragamo con riguardo alla quale la Cassazione ha affermato che “la validità di un marchio, costituito da una lettera dell'ʹalfabeto di una lingua straniera,… deve essere affermata o negata non in ragione dell’appartenenza delle lettere alfabetiche ai segni del linguaggio ma in ragione della capacità distintiva di cui lo specifico segno sia o meno dotato una volta che sia riuscito a creare un collegamento con i prodotti dell’impresa che ha fatto uso di quella determinata lettera”, o al caso del monogramma “LV” di Louis Vuitton, che il Tribunale di Torino ha riconosciuto dotato di “particolare capacità individualizzante”, oppure, ancora, all’ordinanza del Tribunale di Napoli e alla decisione del Tribunale di Milano che hanno ritenuto tutelabili come marchi, rispettivamente, le lettere “H” di Hermès e “G” di Gucci. 

Alla luce della citata giurisprudenza italiana, confortata anche dalla recente decisione comunitaria in commento, si può concludere che, poiché le lettere dell’alfabeto sono strumenti del linguaggio e sono normalmente votate a funzioni comunicative, quando le stesse vengono utilizzate in funzione di marchio possono assumere capacità distintiva, in quanto assolvono ad una funzione del tutto avulsa da quella normalmente svolta. Insomma, come ben riassunto anche dalla decisione comunitaria in commento, i marchi “alfabetici” non possono essere qualificati come deboli per il semplice fatto di essere costituiti da lettere, perché la debolezza è un concetto ben diverso che attiene alla capacità del segno di evocare alla mente del consumatore i prodotti e i servizi in relazione ai quali il marchio è registrato.

simona.franco@milalegal.com