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L’inadempimento al contratto di franchising deve essere valutato secondo un principio di buonafede nell’esecuzione del contratto nel suo complesso
Giovedì, 06 Settembre 2018 14:18

L’inadempimento al contratto di franchising deve essere valutato secondo un principio di buonafede nell’esecuzione del contratto nel suo complesso

di Marina Lanfranconi

Il Tribunale di Milano, si è recentemente pronunciato in tema di inadempimento dell’affiliante nell’esecuzione di un contratto di affiliazione commerciale avente ad oggetto la distribuzione di confetti e delle loro confezioni contraddistinti dal marchio “CC”. 

Nella vertenza in oggetto l’affiliato citava in giudizio l’affiliante per inadempimento del contratto di franchising a causa della violazione del canone di buona fede e chiedeva altresì il risarcimento dei danni derivanti dall’inadempimento. A sua volta l’affiliante presentava in via riconvenzionale, la domanda di risoluzione del contratto.

Con sentenza del 21 giugno scorso il Tribunale di Milano, accertava e dichiarava la domanda di inadempimento formulata dall’affiliato sulla base dell’avvenuta violazione del canone della buona fede nell’esecuzione del contratto di franchising, ma rigettava la domanda di risarcimento dei danni per mancata prova degli stessi.

Nel citato contratto veniva previsto che l’affiliante non avesse il diritto di aprire propri punti vendita e nemmeno di concedere il diritto ad affiliati in zone territoriali già concesse ai propri affiliati. A fronte di tale impegno, gli affiliati erano obbligati ad acquistare i prodotti esclusivamente dall’affiliante, a vendere i prodotti al prezzo prestabilito dall’affiliante, a non praticare sconti al fine di preservare l’immagine e lo stile dei marchi dell’affiliante, e a non vendere i prodotti all’ingrosso, ma solo al dettaglio.

Nel corso del rapporto contrattuale l’affiliato riscontrava che i medesimi prodotti a marchio CC venivano commercializzati a cura dell’affiliante presso la grande distribuzione e a prezzi notevolmente inferiori a quelli imposti dal contratto di affiliazione. Tuttavia nel caso in esame la condotta dell’affiliante non contrastava con la legge n.129 del 2004 e nemmeno con le clausole contrattuali dal momento che l’esclusiva territoriale non costituiva un elemento necessario del contratto. Per questi motivi l’affiliato lamentava una violazione del canone di buona fede nel comportamento tenuto dall’affiliato.  

Il Tribunale di Milano accertato l’inadempimento ascrivibile alla condotta delle convenute e in carenza di specifiche allegazioni, rigettava le domande riconvenzionali di risoluzione del contratto di franchising ai sensi dell’art. 1453 cc. Le decisione contiene un bilanciamento degli interessi complessivi e chiarisce come la scelta di ubicazione dei canali di vendita, e di una strategia commerciale volta a compromettere gli interessi dell’affiliato, non possa essere lasciata al solo arbitrio dell’affiliante. La natura del contratto di affiliazione è quella di un contratto a comunità di scopo la cui caratteristica tipica è quella di regolare l’attività commerciale dell’affiliante con la partecipazione dell’affiliato. Per questi motivi la “funzione di scambio che si concretizza in un comportamento di collaborazione per una attività commerciale, dalla quale derivino utili tanto dell’affiliato che dell’affiliante” viene riconosciuta quale primaria in questa tipologia di accordo.

Nella decisione in esame è stato correttamente richiamato il principio secondo il quale la buona fede oggettiva consiste in un dovere di reciproca lealtà di condotta e correttezza nell’ esecuzione di ogni fase del contratto di franchising. Ne consegue che la clausola generale di buona fede e correttezza va riferita al piano del complessivo assetto di interessi sottostanti alla esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.), al dovere di cooperare alla realizzazione di tali interessi e all’impegno e obbligo di solidarietà che impone a ciascuna parte di tenere quei comportamenti che siano idonei a preservare gli interessi dell’altra parte, già sanciti in numerosi precedenti della Corte di Cassazione.

marina.lanfranconi@milalegal.com