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Reiterata riproduzione di contenuti protetti online: cambiare il nome dominio non è sufficiente
Martedì, 11 Settembre 2018 07:53

Reiterata riproduzione di contenuti protetti online: cambiare il nome dominio non è sufficiente

di Elisabetta Mina

Un provvedimento cautelare che ordini agli ISP di impedire l'accesso ai contenuti già accertati illeciti, in quanto comunicati al pubblico senza autorizzazione dell'avente diritto, non riguarda soltanto i nomi di dominio indicati nel provvedimento, ma anche le future violazioni commesse attraverso nomi di dominio diversi (“alias”): così ha deciso il Tribunale di Milano lo scorso 11 e 18 giugno 2018. A parere del Tribunale, un tale provvedimento è proporzionato e allo stesso tempo efficace, in quanto non si tratterebbe di imporre alcun obbligo generale di vigilanza o di monitoraggio agli ISP, né di richiedere agli stessi di predisporre un sistema di filtraggio a priori di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i loro servizi e si applichi indistintamente a tutta la clientela senza limiti di tempo.

Le ordinanze in commento fanno seguito a un procedimento cautelare del 2017 promosso da Arnoldo Mondadori Editore S.p.a, nel corso del quale il Tribunale di Milano, in accoglimento delle domande del ricorrente, accertato che il portale "dasolo" metteva a disposizione del pubblico i link per i download dei periodici di titolarità di tale editore, ordinava a Telecom Italia S.p.A., Vodafone Italia S.p.A., Fastweb S.p.A., Tiscali Italia S.p.A. e Wind Tre S.p.A. “di adottare le più opportune misure tecniche nella loro disponibilità al fine di inibire effettivamente a tutti i destinatari dei propri servizi, l'accesso ai contenuti di cui ai siti web "dasolo.online", "dasolo.co" e "dasolo.club", nonché a tutti i siti memorizzati sull'hosting provider Master Internet S.R.O. con nome di dominio di secondo livello "dasolo", indipendentemente dal top level domain adottato, che consentano di accedere abusivamente ai medesimi contenuti illeciti” oggetto del procedimento.

Successivamente alla pubblicazione dell'ordinanza, i medesimi contenuti editoriali sono stati messi a disposizione del pubblico attraverso il medesimo portale, con un nome a dominio modificato in “italia.share.info”. Mondadori chiedeva quindi ai fornitori di accesso alla rete di adottare tutte le opportune misure tecniche per la tutela dei suoi diritti, ricevendo però una risposta negativa, sul presupposto che l'intervento richiesto esulava da quanto disposto dall'ordinanza del Tribunale di Milano, che limitava l'inibitoria, a parere degli ISP, solamente ai siti con nome di dominio di secondo livello 'dasolo' e non ricomprendeva quindi il mutato nome a dominio "italiashare.info”. A fronte di tale negazione, l’editore promuoveva un nuovo procedimento cautelare chiedendo che fosse ordinato a tutti gli operatori di adottare le più opportune misure tecniche al fine di inibire ai destinatari dei servizi l'accesso al portale, attraverso il nome di dominio "Italiashare.info", come pure attraverso i siti "alias" per mezzo dei quali il gestore del portale mettesse abusivamente a disposizione del pubblico i periodici editi da Mondadori.

Il Tribunale, in accoglimento delle domande di Mondadori, ha statuito l’estensione dei provvedimenti già assunti dalla corte nel 2017 ai siti “alias” e, quindi, sia attraverso il nome di dominio "Italiashare.net, che attraverso i siti raggiungibili attraverso qualsiasi nome a dominio, con il diritto dei destinatari della richiesta al rimborso delle spese tecniche strettamente necessarie e inerenti alla richiesta medesima e la previsione di una penale per ogni giorno di ritardo nell'adempimento dell'ordine.

A parere del Tribunale, il principio di effettività delle misure cautelari da adottare, da combinarsi e bilanciarsi con quello di proporzionalità, comporta che, in presenza di situazioni peculiari, da valutare caso per caso, il giudice sia tenuto a adottare misure idonee ad evitare la reiterazione dei fatti illeciti, poiché i provvedimenti devono contribuire non solo a far cessare le violazioni di tali diritti, ma anche a prevenire nuove violazioni della stessa natura, così come confermato dalla stessa Direttiva Enforcement, nonché dall’art. 156 LDA, come sostituito dall'art. 2 dlgs 140/2006. La Commissione Europea, in sede d'interpretazione della Direttiva Enforcement, ha a sua volta confermato l'ammissibilità dell'adozione nei confronti degli intermediari di ordini che ricomprendano anche siti "alias", in casi, come quello di specie, di ripetuta violazione dei diritti di proprietà industriale e ciò per garantire, in modo efficace, una tutela ai titolari dei diritti in ipotesi di rapidi mutamenti dei nomi di dominio di siti internet, come verificatosi nel caso di Mondadori In particolare la Commissione Europea ha affermato l'ammissibilità di c.d. "Dynamic Injunction", che si estendano anche a siti non espressamente indicati nel comando cautelare: misure efficaci ed effettive, che evitino la necessità dell'instaurazione di successivi giudizi per colpire e rincorrere violazioni fenomenologicamente identiche.

Il Tribunale di Milano ha altresì chiarito in primo luogo che l'azione inibitoria, volta a impedire la reiterazione e prosecuzione di una violazione del diritto d'autore, può essere esercitata nei confronti sia dell'autore della violazione che di un intermediario i cui servizi siano utilizzati per tale violazione ai sensi dell’art. 156 LDA. La direttiva Enforcement stabilisce infatti, all'art. 11, che gli Stati membri debbano assicurare che i titolari possano chiedere un provvedimento nei confronti di intermediari i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale. Tenuto conto della legislazione nazionale, di quella comunitaria e della inerente giurisprudenza, non vi è dubbio che i fornitori di servizi hosting e di mera trasmissione, quali intermediari, siano legittimati passivi rispetto ad azioni inibitorie e risarcitorie (CG 12 luglio 2011, caso Oreal cit.; CG 27 marzo 2014 C314/2012 Telekabe e Tribunale di Milano, Ord. 8 maggio 2017 RG 11837/2017).

L’ordine è a parere del Tribunale anche compatibile con il divieto di un obbligo di sorveglianza generale previsto per legge in favore degli ISP, dal momento che esso è subordinato alla ricezione di una specifica segnalazione delle violazioni denunciate da parte del titolare dei diritti lesi, con indicazione dei siti ove sono riscontrate le violazioni relative agli illeciti, che sono già stati accertati dal giudice nelle loro modalità estrinseche.  Un diverso comando che circoscrivesse l'ordine ad un preciso nome a dominio sarebbe nel caso di specie del tutto inefficace considerato che l'autore dell'illecito può modificare – e modifica - il nome a dominio con estrema facilità. Un ordine che riguardi il contenuto illecito, colpendo anche i siti alias, risulta essere, nel caso in esame, l'unico ordine che " abbia l'effetto di impedire o almeno di rendere difficilmente realizzabile le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti e di scoraggiarne seriamente gli utenti di internet che ricorrono ai servizi del destinatario di questa ingiunzione".

elisabetta.mina@milalegal.com