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Direttiva Copyright e data mining: quali regole per le start-up tecnologiche?
Martedì, 09 Ottobre 2018 12:46

Direttiva Copyright e data mining: quali regole per le start-up tecnologiche?

di Giacomo Lusardi

La votazione del Parlamento Europeo dello scorso 12 settembre sugli emendamenti alla proposta di direttiva europea sul diritto di autore nel mercato unico digitale (c.d. “Direttiva Copyright”) ha dato luogo a un vivace dibattito tra i sostenitori della proposta e i suoi detrattori, in alcuni casi schierati in fazioni contrapposte. Tra gli articoli più discussi, l’art. 11 relativo al nuovo diritto connesso in capo agli editori di ottenere un compenso da parte delle piattaforme online per l’utilizzo digitale dei propri articoli, fatta eccezione per meri link e singole parole, e l’art. 13, secondo cui i fornitori di servizi di condivisione online (ad esempio YouTube) effettuerebbero atti di comunicazione al pubblico riservati ai titolari dei diritti di autore, facendo sorgere l’esigenza di attuare un sistema di licenze per lo sfruttamento dei relativi contenuti.

Il testo della proposta di Direttiva ha provocato discussioni anche nel settore delle start-up tecnologiche che incentrano il proprio business sul cosiddetto “text and data mining” (“TDM”), tecnica di estrazione dei dati da grandi datase tal fine di trarre nuovi pattern e correlazioni in grado di svelare tendenze e informazioni utili. L’art. 3 nella sua attuale versione, come già il testo originale di Direttiva proposto dalla Commissione Europea, prevede l’adozione da parte degli Stati membri di eccezioni o limitazioni obbligatorie al diritto di autore a favore degli organismi di ricerca e di quegli istituti di istruzione e di tutela del patrimonio culturale che conducono attività di ricerca scientifica. Lo scopo è di liberalizzare il TDM a fini di ricerca scientifica, per finalità illustrative a uso didattico in ambiente digitale e per la conservazione del patrimonio culturale, a condizione che i soggetti che effettuano il TDM abbiano accesso legittimo alle opere o contenuti che ne sono oggetto. La proposta di Direttiva prevede specifici contrappesi volti a evitare l’elusione del nuovo sistema di eccezioni e limitazioni per fini di ricerca: anzitutto i risultati delle attività di TDM non devono andare a beneficio di un’impresa che eserciti un’influenza dominante sugli organismi di ricerca; inoltre, in caso di modelli di partenariato pubblico-privato, le imprese partecipanti devono avere accesso legittimo alle opere o altri contenuti sui quali il TDM viene effettuato. 

Il TDM a favore del settore privato non era stato invece espressamente disciplinato dal testo originario della Commissione, generando un certo allarmismo presso le imprese del settore. In sede di votazione del 12 settembre il Parlamento Europeo ha tuttavia approvato un’eccezione o limitazione al diritto di autore facoltativa, più ampia rispetto a quella prevista per fini di ricerca, applicabile anche al settore privato (art. 3 bis) e subordinata a tre precise condizioni: che i soggetti che effettuano il TDM abbiano legittimo accesso alle opere o materiali da cui estraggono i dati;  che i titolari dei diritti di autore non abbiano espressamente riservato i propri diritti, anche attraverso l’impiego di strumenti a lettura ottica; che le estrazioni e riproduzioni effettuate attraverso il TDM non siano utilizzate per fini ulteriori rispetto al TDM.

In termini generali, la diffusione delle tecniche di TDM è stata colta dalle istituzioni europee come un impulso per adeguare il sistema di eccezioni e limitazioni al diritto di autore, per certi versi tecnologicamente obsoleto, alle nuove forme di sfruttamento di opere e contenuti. L’armonizzazione delle legislazioni dei diversi Stati membri in materia di diritto di autore e TDM è anche volta ad agevolare lo svolgimento di tali attività sul piano transfrontaliero, valorizzando il contributo che esse apportano alla crescita del mercato unico digitale. 

Se da un lato le nuove eccezioni e limitazioni obbligatorie al diritto di autore in materia di TDM a fini di ricerca scientifica sono pienamente coerenti con il precedente sistema e possono essere intese come un ragionevole adeguamento al contesto tecnologico, l’introduzione di un’eccezione e limitazione più ampia, applicabile anche al settore privato, non pare del tutto convincente. Non tanto per ragioni di politica legislativa sull’opportunità di introdurre o meno una simile eccezione o limitazione, peraltro non obbligatoria per gli Stati membri, quanto per la formulazione della norma, piuttosto criptica e correlata alla nozione tecnica di “strumenti a lettura ottica”, che la proposta di Direttiva non definisce.

giacomo.lusardi@milalegal.com