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Il Tribunale UE perde una opportunità di tutela del marchio figurativo Asics
Lunedì, 22 Ottobre 2018 12:28

Il Tribunale UE perde una opportunità di tutela del marchio figurativo Asics

di Simona Franco

Con decisione del 16 ottobre 2018 il Tribunale ha respinto il ricorso promosso da Asics negando la tutela al marchio a strisce incrociate sulla base dell’asserita insussistenza del rischio di confusione tra i marchi di Asics, registrati nell’Unione Europea ed in Spagna per contraddistinguere calzature vestiti e prodotti in pelle, ed il marchio europeo depositato per i medesimi prodotti da una società olandese.

Il Tribunale ha argomentato la mancanza di confusione ex art. 8, par. 1 lett. b) Reg. 207/2009 sulla base della differente impressione generale che i due marchi suscitano nel consumatore. Infatti, secondo i giudici entrambi i marchi sono composti da quattro linee reciprocamente incrociate tra loro ma, mentre il marchio Asics viene percepito dal pubblico come una “X” sovrapposta ad una “V”, il marchio depositato dalla società olandese è percepito come un mero hashtag. 

La conclusione è discutibile, anzitutto, perché l’acquirente di prodotti sportivi è un consumatore con un livello di attenzione normale ai cui occhi la differente curvatura delle linee ha un ridotto impatto sull’impressione generale suscitata dai marchi in questione e difficilmente sarà percepita come evocativa di lettere o simboli. Occorre poi tenere in considerazione che il consumatore medio, raramente ha la possibilità di porre a confronto diretto i marchi e deve invece fare affidamento sul ricordo imperfetto degli stessi. È, pertanto, altamente probabile che il consumatore ricorderà l’incrocio tra le quattro linee piuttosto che la diversa curvatura delle stesse.

Il Tribunale, inoltre, dimentica che nel valutare il rischio di confusione bisogna considerare un certo grado di interdipendenza tra i fattori rilevanti ai fini della valutazione e, in particolare, tra il grado di somiglianza tra i marchi e a quello tra i prodotti o servizi. Secondo giurisprudenza unanime della Corte di Giustizia un minor grado di somiglianza tra i prodotti e servizi può essere compensato da un maggior grado di somiglianza tra i marchi e vice versa (sentenza C-39/97, Canon). Nel caso di specie l’identità tra i prodotti rivendicati dal marchio Asics e dal marchio contestato avrebbe potuto essere tenuto in debita considerazione dai giudici attenuando il minor grado di somiglianza visiva tra i marchi.

Sempre sulla base della mancanza di somiglianza tra i segni i giudici hanno considerato che non fossero stati soddisfatti i requisiti per l’applicazione dell’art. 8 par. 5 Reg. 207/2009 e ha provveduto a respingere il ricorso proposta da Asics anche su questo punto. Tuttavia, la decisione sembra dimenticare che mentre la tutela accordata dall’art. 8, par. 1, lett. b) è subordinata all’accertamento di un grado di somiglianza tale tra i marchi in conflitto da comportare un rischio di confusione da parte del pubblico di riferimento, l’esistenza di tale rischio non deve necessariamente sussistere per l’applicazione della tutela accordata dall’art. 8 par. 5 Reg. 207/2009. Infatti, i pregiudizi di cui all’articolo 8, paragrafo 5, del regolamento n. 207/2009, allorché si verificano, sono la conseguenza di un certo grado di somiglianza tra il marchio anteriore notorio e quello richiesto, a causa del quale il pubblico di riferimento si limita ad associare un marchio all’altro, pur senza confonderli. 

Fortunatamente per Asics l’ultima parola spetta ancora alla Corte di Giustizia avanti alla quale la decisone potrà essere impugnata. Attendiamo dunque di vedere se la Corte metterà in discussione le conclusioni a cui è giunto il Tribunale.

simona.franco@milalegal.com