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Diritto di seguito: chi paga? Per la Corte di Giustizia non importa se il venditore o l’acquirente, basta che si paghi
Mercoledì, 30 Gennaio 2019 08:55

Diritto di seguito: chi paga? Per la Corte di Giustizia non importa se il venditore o l’acquirente, basta che si paghi

di Elena Dazio

Alla fine di novembre 2018, "Pool with Two Figures" di David Hockney è stato venuto per 90,3 milioni di dollari, diventando l'opera d'arte più costosa di un artista vivente venduto all'asta. Ed è proprio la casa d’aste internazionale Christie's che due settimane prima di questa fortunata vendita, ha ottenuto anche un’importante vittoria che pone fine ad una battaglia legale da anni pendente di fronte alle corti francesi promossa nei suoi confronti dal “Syndicat National des Antiquaires” (SNA). La questione oggetto della disputa era: “chi deve sostenere il costo della royalty per il c.d. droit de suite: il venditore o il compratore?”

La disputa è iniziata dopo l’inserimento nella sezione “Artist’s Resale Royalty” dei termini e delle condizioni standard di Christie’s, della previsione secondo la quale l'acquirente delle opere d'arte dovrà “pagare” il c.d. diritto di seguito a seguito della vendita dell’opera e non, invece, il compratore come previsto dal codice della proprietà intellettuale francese (IPC). Questa previsione contrattuale è stata contestata dall’SNA sostenendo che la stessa fosse in violazione dell'articolo L 122-8 del IPC, che ha recepito la Direttiva 2001/84/CE sull'armonizzazione delle vendite e delle rivendite di opere d'arte nel Mercato Comune. Questa norma - a detta del SNA - è dettata da ragioni di "ordine pubblico" e pertanto non è derogabile dalle parti. La Corte d'Appello di Parigi, chiamata a decidere sulla questione, ha fatto propria questa argomentazione dichiarando la clausola nulla, perché contraria all’IPC e agli obiettivi della Direttiva 2001/84/CE. 

Christie's ha impugnato la decisione presso la Suprema Corte francese, che ha rimesso la questione alla CGUE, interrogandola proprio sulla derogabilità della regola stabilita dall'art. 1, n. 4, della direttiva 2001/84.  La Corte di Giustizia con decisione del 26 febbraio 2015 ha affermato che la Direttiva 2001/84 deve essere interpretata nel senso che la stessa non preclude la scelta della persona che deve pagare il diritto di seguito secondo il diritto nazionale. Questo a condizione che un accordo contrattuale di questo tipo non limiti gli obblighi e le responsabilità che la persona da cui è dovuto il canone ha nei confronti del autore. (C-41/14, paragrafo 14). In breve, non importa chi paga la royalty dovuta per il diritto di seguito, purché sia ​​pagata.

In seguito alla sentenza della CGUE, la Corte suprema francese ha annullato la decisione del 2012 della Corte d'appello di Parigi e, dopo che la Corte d'Appello di Versailles - competente in sede di rinvio ad emanare la sentenza definitiva sulla controversia - ha resistito all'interpretazione proposta dalla CGUE, il 9 novembre 2018, l'Assemblea plenaria della Court de Cassation è intervenuta per ponendo fine alla disputa sulla questione affermando la derogabilità contrattuale dell’articolo L 122-8 del IPC, allineandosi all’interpretazione della Corte di Giustizia europea e ribaltando la posizione su punto consolidata in Francia dal 1920.

L’interpretazione data dalla Corte Suprema francese sul c.d. droit de suite trova conferma nella normativa italiana (artt. 144-155 della legge sul diritto d’autore), che, pur prevedendo in via generale che il compenso sia a carico del venditore, sembra mostrarsi favorevole in merito alla disponibilità del diritto di seguito da parte dei contraenti,  a condizione però che tale diritto sia a carico del compratore solamente quando sono coinvolti i professionisti del mercato dell’arte, come le case d’asta e le gallerie d’arte, i quali si assumeranno l’obbligo di dichiarare i dati della transazione, prelevare e trattenere dal prezzo di vendita il compenso dovuto a titolo di depositari e, infine, versare il relativo importo entro il termine di novanta giorni dall’effettuazione della vendita. 

La giurisprudenza italiana si rileva così allineata all’interpretazione data dalla Corte di Giustizia Europea: il diritto di seguito trova la propria ratio nel diritto dell’autore a partecipare ai profitti derivanti dallo sfruttamento delle proprie opere, quale che sia il soggetto posto a garanzia di tale diritto.

elena.dazio@milalegal.com