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La Blockchain diventa legge, ma siamo solo all’inizio
Mercoledì, 27 Febbraio 2019 15:33

La Blockchain diventa legge, ma siamo solo all’inizio

di Giacomo Lusardi

Nel 1600 François de La Rochefoucauld scriveva che il vero amore è come i fantasmi: tutti ne parlano, ma pochi l’hanno visto. Con licenza di reintepretare il celebre aforisma, oggi si potrebbe dire lo stesso della blockchain: tutti ne parlano, ma pochi la conoscono davvero.

Non c’è giorno in cui non ne venga proposta l’applicazione ai più svariati settori, dal controllo di filiera dei polli che troviamo sugli scaffali del supermercato, al pagamento delle royalties agli autori ogni volta che riproduciamo un brano in streaming. Il problema è che nella maggior parte dei casi le tecnologie proposte non sono “vera” blockchain, ma ne riprendono soltanto alcune caratteristiche.

Quel che è certo è l’interesse che molti Paesi di tutto il mondo stanno mostrando per questa tecnologia, fino a renderla parte integrante di strategie di sviluppo a lungo termine. Solo per citare un paio di esempi, negli Emirati Arabi la blockchain è intesa come uno strumento fondamentale per la realizzazione delle smart cities, città “intelligenti” iperconnesse a cavallo tra presente e futuro, mentre in Cina è considerata principalmente come una leva per la crescita industriale.

Sul piano europeo le iniziative sul tema sono già numerose, tra cui l’istituzione dell’Osservatorio e forum dell'UE sulla blockchain, inaugurato dalla Commissione il 1 febbraio 2018, e la Risoluzione del Parlamento Europeo sulle tecnologie di registro distribuito e blockchaindel 3 ottobre 2018.

In Italia, per il momento, pare non si possa parlare di una vera e propria strategia, ma la recente adozione di una definizione legislativa di blockchain e smart contract dimostra quantomeno che interesse e sensibilità verso il tema non mancano. Un’ulteriore conferma giunge dal fatto che l’attuale governo ha da poco costituito un gruppo di esperti sulla blockchain in seno al Ministero dello Sviluppo Economico, la cui riunione di insediamento ha avuto luogo lo scorso 21 gennaio.

Per la precisione, la definizione contenuta nell’art. 8-ter della legge n. 12 dell’11 febbraio 2019, che ha convertito in legge il decreto c.d. “semplificazioni” dello scorso dicembre, non parla espressamente di “blockchain”, ma del più ampio insieme delle “tecnologie basate su registri distribuiti”, tra le quali rientra anche la blockchain. Esse vengono definite come «le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili». La definizione tocca quindi le principali caratteristiche per cui la blockchain è nota al pubblico: la natura distribuita decentralizzata del sistema e la non alterabilità non modificabilità dei dati trasmessi attraverso di esso.  

La legge 12/2019 va comunque oltre la mera definizione, precisando che «la memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti produce gli stessi effetti giuridici della validazione temporale elettronica» di cui al Regolamento Europeo del 2014 in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno (Reg. UE n. 910/2014).

Ciò significa, anzitutto, che la memorizzazione di documenti informatici attraverso le tecnologie basate su registri distribuiti consente di attribuirvi automaticamente una particolare ora e data, così da provare che questi ultimi esistevano in quel momento. Inoltre, qualora la memorizzazione dei documenti informatici avvenisse mediante firma elettronica avanzata, sigillo elettronico avanzato o metodi equivalenti, si avrebbe l’ulteriore effetto della presunzione di accuratezza della data e dell’ora indicate dalla validazione temporale e dell’integrità dei dati ai quali data e ora sono associate. 

In chiusura la norma precisa indirettamente che non tutte le tecnologie basate su registri distribuiti saranno idonee a produrre gli effetti giuridici appena descritti, bensì soltanto quelle i cui standard tecnici saranno specificamente identificati dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge 12/2019. Non resta quindi che attendere il regolamento tecnico dell’AgID per poter comprendere l’effettiva portata della norma.

giacomo.lusardi@milalegal.com