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Data Mining vs. Copyright parte II: L’UE Apre agli scopi commerciali
Martedì, 26 Marzo 2019 09:42

Data Mining vs. Copyright parte II: L’UE Apre agli scopi commerciali

di Giacomo Lusardi

Il nuovo testo della proposta di direttiva europea sul diritto di autore nel mercato unico digitale (c.d. “Direttiva Copyright”) su cui Commissione, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo lo scorso febbraio, contiene interessanti novità in materia di text and data mining, anche rispetto ad alcuni interrogativi sollevati in occasione di un nostro precedente articolo dell’ottobre 2018.

Ricordiamo, anzitutto, che per “text and data mining” (“TDM”) si intendono generalmente le tecniche automatizzate di estrazione di informazioni digitali quali testi, suoni, immagini e dati da grandi database e l’analisi degli stessi allo scopo di trarre schemi ricorrenti e correlazioni (pattern) in grado di svelare tendenze e informazioni utili.

174 disegno data mining

Principali passaggi del data mining  

FONTE: behavior.lbl.gov

Nel contesto della data-driven economy il TDM sta assumendo sempre più rilevanza e la sua applicazione è trasversale a molti settori, sia nel pubblico che nel privato. L’estrazione e l’analisi di grandi masse di dati provenienti da molteplici fonti è impiegata, ad esempio, nell’ambito della pubblica amministrazione per elaborare studi statistici, nel settore commerciale per calibrare in maniera efficace campagne di comunicazione di marketing e, ancora, nel comparto industriale per lo sviluppo di prodotti altamente tecnologici come i veicoli a guida autonoma. 

Per questi motivi le parti interessate hanno caldeggiato l’inserimento nella Direttiva Copyright di un’eccezione che consenta di svolgere attività di TDM senza che i titolari delle opere e dei database accessibili legittimamente possano opporsi sulla base dei propri diritti di autore, in particolare i diritti esclusivi di riprodurre le opere protette e di estrarre e reimpiegare le informazioni contenute nei database. Ma partiamo dall’inizio.

Il primo testo di Direttiva proposto dalla Commissione Europea nel 2016 prevedeva un’eccezione al diritto di autore per le attività di TDM, ma soltanto a beneficio di organizzazioni di ricerca e istituzioni culturali, per soli scopi di ricerca scientifica (art. 3). La principale preoccupazione delle istituzioni europee era che l’incertezza giuridica sulla legittimità del TDM potesse costituire un freno alla competitività dell’UE a livello mondiale. In seguito, nel testo del Consiglio del maggio 2018, poi approvato anche dal Parlamento Europeo nel settembre 2018 con vari emendamenti, veniva introdotta un’ulteriore eccezione di carattere generale in materia di TDM, a prescindere dallo scopo di ricerca perseguito e quindi anche per scopi commerciali, eccezione tuttavia facoltativa per gli Stati membri, che avrebbero potuto decidere se recepirla o no nel proprio ordinamento nazionale (art. 3a).

La principale novità dell’ultima versione del testo di direttiva, del febbraio 2019, è che l’eccezione in questione da facoltativa diviene obbligatoria per gli Stati membri dell’UE. Inoltre, la nuova formulazione dell’articolo 3a della Direttiva specifica in maniera più chiara rispetto al testo precedente che l’eccezione in questione troverebbe applicazione soltanto nella misura in cui l’utilizzo delle opere e/o dei database oggetto di TDM non sia stato espressamente “riservato” dai relativi titolari in modo adeguato, ad esempio mediante strumenti leggibili da una macchina in caso di contenuti pubblicamente disponibili online. 

Come auspicato nel nostro articolo dello scorso ottobre, il nuovo testo precisa anche cosa si intenda per “strumenti leggibili da una macchina”, citando come esempio i metadati e i termini e condizioni di un sito o di un servizio (Considerando 13a). Ne consegue che ove i titolari dei diritti desiderino impedire che le proprie opere e i propri database siano oggetto di text e data mining, dovranno adottare misure adeguate, inclusi strumenti leggibili dai software di TDM, i quali una volta che ne abbiano rilevata la presenza dovrebbero immediatamente astenersi dall’intraprendere l’elaborazione dei contenuti riservati. Viceversa, coloro che effettuano attività di TDM dovranno prestare attenzione a non incorrere in riserve esplicite da parte dei relativi titolari dei diritti.

Il testo della Direttiva deve ora essere approvato dalla plenaria del Parlamento Europeo, il cui voto è previsto per domani, 26 marzo 2019. In attesa di nuovi sviluppi e di poter commentare il testo definitivo, una prima significativa considerazione è che la direzione intrapresa sembra poter condurre a una più efficace armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri, agevolando le attività di text and data mining a livello transfrontaliero, che costituiscono una delle principali leve per lo sviluppo del mercato unico digitale, anche in materia di Intelligenza Artificiale, e l’incremento della competitività dell’Unione Europea su base mondiale.

giacomo.lusardi@milalegal.com