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V per…Valentino!
Mercoledì, 26 Giugno 2019 13:03

V per…Valentino!

di Simona Franco

La questione decisa dal Tribunale di Milano con sentenza n. 4346/2019 del 7 maggio 2019 prende le mosse dall’accordo di coesistenza sottoscritto nel 1979 tra Mario Valentino (attrice), società partenopea attiva nel settore della pelletteria, e la maison Valentino (convenuta). Secondo quanto sostenuto dall’attrice l’accordo prevendeva che, con riferimento al settore relativo agli articoli di pelletteria, la maison Valentino potesse utilizzare il cosiddetto “V-logo” (ossia un simbolo dotato di una particolare caratterizzazione grafica in quanto costituito dalla lettera “V” racchiusa in un’ellisse), Mario Valentino si riservava invece il diritto di utilizzare e registrare la lettera “V”, senza alcuna limitazione rispetto alla configurazione grafica connessa all’utilizzo della stessa. L’attrice sosteneva che la maison Valentino commercializzasse borse contraddistinte da segni diversi dal “V-logo” e in particolare dalla lettera “V” borchiata (V-Rockstud) o da motivi creati attraverso la ripetizione seriale della stessa (pattern Valentino). Pertanto, l’attrice chiedeva che venisse accertato che la maison Valentino con il proprio comportamento si era resa responsabile della violazione delle obbligazioni previste dall’accordo di coesistenza nonché di contraffazione dei propri marchi. La casa di moda si difendeva affermando che il diritto ad utilizzare il cosiddetto “V-logo” previsto dall’accordo andrebbe interpretato in via meramente esemplificativa, potendo la stessa utilizzare e registrare anche segni diversi dal “V-logo”, purché sufficientemente caratterizzati in modo da differenziarsi dalla lettera “V” utilizzata da Mario Valentino. Nel costituirsi la maisonValentino chiedeva anche che il Tribunale accertasse che Mario Valentino si era a sua volta reso responsabile della violazione delle disposizioni dell’accordo di coesistenza del 1979 che disciplinavano l’apposizione dei segni sui prodotti e sul packaging, nonché che fosse accertata la contraffazione di quattro borse ideate dalla casa di moda e dalla stessa registrate come design.

Il Tribunale, respingendo l’interpretazione estensiva dell’accordo proposta dalla maison Valentino, ha in parte accolto le domande di Mario Valentino stabilendo che, sulla base dell’interpretazione della volontà delle parti ricavabile dal tenore generale dell’accordo, la Mario Valentino, con particolare riferimento al settore della pelletteria, ha il diritto esclusivo di utilizzare la lettera “V” in sé considerata e in qualsiasi configurazione grafica. Mentre, in via di eccezione, la maison Valentino può utilizzare nel medesimo settore solo la lettera “V” nella particolare configurazione grafica del “V-logo”, non essendo ravvisabile né dal tenore letterale dell’accordo né dalla volontà delle parti contraenti l’intenzione di concedere alla maison Valentino il diritto di utilizzare segni diversi dal solo “V-logo”. Conseguentemente, i giudici hanno ritenuto non conforme alle previsioni contrattuali e in contraffazione dei marchi di Mario Valentino l’utilizzo da parte della maison Valentino del segno V-Rockstud.Al contrario, il Tribunale ha ritenuto lecito l’utilizzo da parte della casa di moda del pattern Valentino in quanto si tratta di un motivo geometrico la cui combinazione e sovrapposizione di elementi “realizza un effetto estetico diverso dalla ripetizione della lettera “V” che caratterizza i marchi registrati da Mario Valentino”. Sempre a favore della celebre casa di moda è stata accertato che la stessa Mario Valentino con la propria condotta si era resa a sua volta responsabile della violazione delle previsioni contrattuali inerenti all’utilizzo dei segni Mario Valentino sui prodotti e sul packaging, nonché della contraffazione dei design di titolarità della maison Valentino. Per ora quindi palla al centro, ma non è ancora detta l’ultima parola perché i termini per l’appello non sono ancora decorsi.