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Valute virtuali: il dibattito in Italia - e non solo - è aperto
Martedì, 19 Novembre 2019 13:49

Valute virtuali: il dibattito in Italia - e non solo - è aperto

di Michela Tommaseo

Con un comunicato stampa dell’11 ottobre scorso la U.S. Securities and Exchange Commission (“Sec”), autorità statunitense per la regolazione dei mercati, ha annunciato di aver ottenuto dalla Corte Federale un ordine restrittivo temporaneo nei confronti di Telegram Group Inc., società proprietaria dell’omonimo servizio di messaggistica istantanea, e della sua controllata al 100% TON Issuer Inc., e relativo all’attività di Initial Coin Offerting (“ICO”) dei token digitali “Gram”, volta a finanziare lo sviluppo della tecnologia blockchain denominata TON.

L’autorità statunitense ha sostenuto, infatti, che tale attività di offerta al pubblico sia stata attuata in violazione delle disposizioni federali in materia di trasparenza dei titoli azionari, non avendo gli emittenti provveduto alla registrazione preventiva dell’operazione presso la stessa Sec, così come previsto dal Securities Act emanato dal Congresso degli Stati Uniti nel 1933 e recante la disciplina in materia di trasparenza nell’emissione dei titoli azionari.

Come si legge nelle motivazioni poste a fondamento del provvedimento, la Sec ha ritenuto che l’aspettativa di un profitto da parte degli acquirenti di Gram fosse un presupposto sufficiente per qualificare la criptovaluta come un titolo azionario, soggetto pertanto alle disposizioni e alle formalità federali in materia di registrazione e completa trasparenza della documentazione a supporto dell’offerta.

Basandosi su tali argomentazioni, la Corte adita ha dunque stabilito il divieto in capo a Telegram Group Inc., e alla controllata TON Issuer inc., di continuare l’ICO e di procedere alla successiva vendita dei token Gram agli acquirenti, prevista inizialmente per il 31 ottobre 2019, sino all’esito del procedimento, rinviato a febbraio 2020 per la fase di contraddittorio.

Tra le numerose difese avanzate da Telegram all’interno della nota agli investitori rilasciata in seguito al citato provvedimento, segnaliamo la posizione assunta da quest’ultima circa la non assimilabilità dei token digitali Gram a titoli azionari, in virtù della normativa federale vigente, considerata da molti non omogenea ed esaustiva del fenomeno.

Questa vicenda, giunta da oltreoceano, arriva in Italia in una fase cruciale del dibattito sulla diffusione e sulla necessità di regolamentazione del fenomeno delle valute virtuali e, conseguentemente, della loro offerta sul mercato tramite le ICOs, vale a dire le operazioni di raccolta di fondi a fronte dell’emissione di una valuta virtuale.

Conformandosi al panorama internazionale, il legislatore italiano non ha, infatti, ancora approcciato in modo omogeneo e uniforme tale tematica sotto il profilo regolamentare e fiscale.
Un riferimento specifico alle valute virtuali è presente, a oggi, esclusivamente nel d.lgs. 90/2017 in tema di Antiriciclaggio che, nel recepire la IV Direttiva Europea (UE) 2015/849, oltre a dare una definizione di “valuta virtuale”, ha esteso  ai c.d. “Prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale” l’obbligo di procedere alla registrazione  della propria attività presso un’apposita sezione del registro tenuto dall’ “Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi”.

È proprio in tale lacuna normativa che s’innestano i due recenti interventi della Banca d’Italia e della CONSOB.

La Banca d’Italia, con il documento del 18 marzo 2019 denominato “Aspetti economici e regolamentari delle «cripto-attività»”, ha analizzato le caratteristiche economiche di Bitcoin e "cripto-attività" similari, nonché gli approcci regolamentari adottati nelle varie giurisdizioni, mentre la CONSOB, lo scorso 19 marzo ha avviato un dibattito a livello nazionale sul tema delle ICOs e degli scambi di cripto-attività, mediante una consultazione pubblica dal titolo “Le offerte iniziali e gli scambi di cripto-attività”.

Tra le varie considerazioni presenti all’interno della sezione del documento riguardante il possibile approccio, regolamentare alla questione, la CONSOB ha focalizzato la sua attenzione nell’individuazione delle eventuali cripto-attività c.d. “hybrid-token” che, presentando un mix variabile di caratteristiche, potrebbero non essere considerate assimilabili a strumenti o prodotti finanziari, senza essere pertanto soggetti alla relativa disciplina di tutela degli investitori.

Non resta ora che attendere gli aggiornamenti circa l’esito della consultazione promossa dalla CONSOB e del procedimento promosso in USA nei confronti di Telegram, per valutare i progressi nazionali e internazionali a livello di regolamentazione del fenomeno delle valute virtuali.

michela.tommaseo@milalegal.com