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Maradona segna ancora in tribunale: l'indebita utilizzazione e sfruttamento a fini commerciali del nome di un personaggio celebre.
Mercoledì, 08 Gennaio 2020 09:15

Maradona segna ancora in tribunale: l'indebita utilizzazione e sfruttamento a fini commerciali del nome di un personaggio celebre.

di Michela Tommaseo

Il Tribunale di Milano, con sentenza del 9 dicembre 2019, si è trovato nuovamente ad esprimersi nell’ambito di una vertenza che ha visto da un lato, un celebre ex-calciatore e dall’altro, una società operante nel settore dell’entertainment chiamata a rispondere per averne sfruttato il nome e l’immagine in attività di carattere economico, con finalità commerciali e/o pubblicitarie.

I protagonisti della vicenda processuale in esame, sono Diego Armando Maradona e Dolce & Gabbana. Il celebre ex-calciatore nell’estate del 2017 ha citato in giudizio la casa di moda per vedere accertata l’indebita utilizzazione e sfruttamento a fini commerciali del proprio nome e/o marchio e vedersi riconoscere il conseguente risarcimento del danno “alla luce della diffusione con ogni mezzo di immagini e/o filmati e/o comunicazioni pubblicitarie in ogni modo riproducenti o contenenti il suddetto nome e marchio”.

Come si evince dalla narrazione processuale dei fatti, in occasione di un evento mondano organizzato dalla convenuta casa di moda a Napoli, una modella avrebbe sfilato indossando la maglia da gioco numero 10 della squadra SSC Napoli, con impresso il nome “Maradona”, storicamente associato a tale posizione calcistica nella squadra partenopea.

Sempre come riportato nel riassunto dei fatti in apertura della sentenza in esame, tale iniziativa, ripresa da molti media a livello nazionale e internazionale, non sarebbe stata nota a Maradona sino alla sua diffusione a livello mediatico.

Il Giudice milanese, valutati i fatti e le richieste attoree, ha ritenuto sussistente l’indebita utilizzazione e sfruttamento ai fini commerciali del nome di Maradona e ha accordare allo stesso un risarcimento del danno pari a euro 70.000.

A parere del Tribunale di Milano “il riconoscimento di un diritto assoluto sui segni utilizzati in campo artistico, sportivo e scientifico, di cui oggi all'art. 8 CPI, è finalizzato a riservare lo sfruttamento del relativo valore suggestivo a chi ne abbia il merito, con lo scopo di ostacolare possibili fenomeni di parassitismo”, non ritenendo conforme alle regole di buon funzionamento del mercato, “il trarre vantaggio dalla sfruttamento parassitario dell'altrui notorietà”.

Operando tale richiamo, il Giudice ha dunque confermato la legittimazione esclusiva della persona nota allo sfruttamento commerciale della propria immagine, dei segni e dei relativi emblemi, ad esempio tramite operazioni di merchandising, in quanto tipica espressione dell’esteriorizzazione di loghi e emblemi sui prodotti.

Riconosciuto il diritto esclusivo in capo a Maradona di sfruttare per scopi commerciali la propria immagine e/o segni distintivi, il Tribunale di Milano ha riscontrato nel caso di specie come l’uso del nome e del numero 10 da parte della casa di moda fosse “esplicitamente finalizzato ad appropriarsi, nella collezione, proprio di quelle componenti attrattive insite nel richiamo alla prestigiosa storia sportiva del mitico calciatore”, ritenendo la condotta illecita in mancanza del consenso dell’avente diritto.

Questa recente pronuncia del Tribunale di Milano, pur non avendo esplicitamente richiamato la disciplina della Legge sul Diritto D’Autore in tema, conferma l’orientamento maggioritario dei tribunali di merito nell’ambito di in una tematica di forte attualità nel mondo sportivo, essendo da lungo tempo dibattuto il confine tra finalità informative/di pubblico interesse e finalità commerciali nello sfruttamento dell’immagine degli sportivi celebri, considerato il forte interesse pubblico che caratterizza lo sport in generale e il calcio in particolare.

A tal proposito, richiamiamo una ordinanza del 2013 del Tribunale di Napoli nell’ambito di in un procedimento che già ha visto protagonista il celebre campione argentino e la società calcistica SSC Napoli, in cui per lungo tempo ha militato. In tale occasione il Giudice ha riconosciuto la sussistenza di un danno all’immagine dell’ex calciatore in seguito alla messa in commercio da parte della società calcistica  di un DVD contenente sue immagini all’epoca in cui era titolare nella squadra partenopea, stabilendo che “una società calcistica professionistica non può liberamente utilizzare le immagini dell’attività agonistica svolta da un calciatore – ai tempi in cui militava in quella squadra – senza il consenso dello stesso giocatore, per realizzare un dvd avente una finalità prettamente commerciale e lucrativa”.

michela.tommaseo@milalegal.com