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(Albert Einstein)

MilaLegal al workshop di IAB Italia "GDPR ed e-Privacy - L'impatto dei Nuovi Regolamenti Europei: cosa cambia, e per chi"

MilaLegal al workshop di IAB Italia "GDPR ed e-Privacy - L'impatto dei Nuovi Regolamenti Europei: cosa cambia, e per chi"

Lo scorso 26 ottobre, MilaLegal è stato ospite di IAB Italia per il workshop “GDPR ed e-Privacy – L’impatto dei Nuovi Regolamenti Europei: Cosa Cambia, e per Chi” tenutosi presso lo spazio BASE Milano.
L’incontro è stato un’occasione per fare chiarezza sulla situazione globale e sulla posizione degli operatori del settore pubblicitario rispetto alla situazione attuale del mercato.
Ad aprire i lavori è stato Carlo Noseda, presidente IAB, che ha introdotto la questione del nuovo regolamento, ritenuto ‘responsabile’ della rottura dell’equilibrio tra la gratuità dei contenuti e servizi fruibili nella Rete e la pubblicità. Il testo del Provvedimento è da diversi mesi oggetto di una campagna di sensibilizzazione diretta agli organi Comunitari affinché propongano degli emendamenti considerati funzionali al ripristino del patto tra contenuti e adv. In ballo, infatti, non solo il sacrosanto diritto alla privacy, ma anche la necessità per gli utenti di continuare a fruire di contenuti gratuiti, indice evidente della pluralità delle fonti di informazione.
E’ stato dunque il turno di Chiara Mauri, responsabile marketing di IAB Italia, che ha evidenziato alcuni interessanti dati statistici. Minor crescita, secondo gli esperti, equivale a una minore pluralità di informazione ed una riduzione nella crescita della ricchezza globale per il cittadino: da uno studio di IAB Italia, infatti, è emerso come l’investimento sulla raccolta pubblicitaria abbia complessivamente generato un indotto complessivo pari a quello realizzato dal settore automotive, oltre a rappresentare una notevole influenza anche dal punto di vista occupazionale.

La parola è passata poi a Luigi Galletti e Giulia Sala dello Studio legale DGRS, che hanno fornito un punto di vista tecnico sulla normativa in via di implementazione, cercando di temperare gli eventuali timori dell’audience. L’impatto maggiore, a ben guardare, riguarderà sicuramente l’organizzazione interna dell’azienda, in relazione all’informativa privacy ed alla cessione del consenso – i dati sensibili, infatti, non necessiteranno più di un consenso scritto.
Ciò che si richiede alle Aziende è di implementare un nuovo sistema, basato sulla riduzione delle regole e delle misure di sicurezza, e di riflesso una maggiore responsabilità in capo al titolare del trattamento dei dati.
Una delle problematiche maggiormente sentite è quella relativa al trasferimento dei dati: agli operatori che forniscono il servizio si richiede di adottare misure più incisive, nell’ottica di un vantaggio competitivo rappresentato dalla consulenza ai fornitori perché questi si possano definire GDPR compliant.
Nel caso di data breaching, anche accidentale, è obbligatoria l’immediata notifica all’autorità; mentre la notifica al cliente va effettuata solo in casi gravissimi.
Oltre alla codificazione della portabilità dei dati, è finalmente codificato anche il diritto all’oblio: ciò impone un obbligo di cancellazione ed è indirizzato soprattutto agli editori ed ai soggetti preposti alla difesa della reputazione della società.
Per quanto riguarda le Banche Dati proprietarie, gli esperti hanno quindi chiarito che la situazione fattuale finora creatasi resta in piedi; da ora, il criterio dell’accountability prevede che chi sia dotato di banche dati rilevanti ‘debba’ dotarsi di soggetti specificamente addetti o altri strumenti di controllo effettivo (ad esempio, delle tecnologie cloud o dei dipendenti addetti al controllo).
Si è poi passati al tema della proposta di Regolamento e-Privacy, in sostituzione della Direttiva 2002/58/CE ( “Direttiva e-Privacy”).
L’iter legislativo è tuttora in corso, ed attualmente sono in atto delle votazioni che potrebbero influenzare l’andamento dell’attività legislativa comunitaria. E’ stato evidenziato come tutta l’industry degli identificatori non goda di buona fama presso gli utenti finali: gli operatori non vogliono sapere chi ci sia dietro alla profilazione ed ai cittadini non interessa la propria privacy, una volta fornito il consenso non vogliono essere ulteriormente ‘importunati’.
L’idea alla base è, quindi, quella di un solo consenso generale, onde evitare di appesantire l’utente con un sovraffollamento dei consensi richiesti.

La conclusione è stata affidata a Massimo Fubini di ContactLab, che ha fornito dei remarks di ordine pratico.
Con la diffusione di molti servizi, non è più chiara a tutti la quantità di dati che vengono trattati: se da un lato, peraltro, l’utente ha diritto di essere informato, dall’altro l’eccesso di informazione non risolve ma spesso contribuisce a creare ulteriori situazioni problematiche.
Bisogna quindi prevedere un sistema che favorisca i consumatori nello scegliere i servizi proposti, con la consapevolezza che la maggiore facilità nel chiedere di trasferire i propri dati alla concorrenza è il primo segnale del venire in essere di un sistema di ottenimento e gestione delle informazioni completamente nuovo.

Altre informazioni sono disponibili al seguente link.